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2 ottobre 2009
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Non
vi consegno la Croce di Laura: le sue ultime parole disperate cercando
aiuto davanti a qualche cosa (la malattia) che era troppo grande
per lei e che - malgrado come sempre cercasse di tenere tutto sotto
controllo - non poteva affrontare da sola.
Penso però che posso consegnare alcune cose che sono già nei vostri
cuori. Innanzitutto la meticolosità dei particolari. Sfrondando via le
cose che non servono, Laura è sempre alla ricerca del particolare
importante. Così sa guardare i suoi alunni, sa dar loro cose buone; sa
guardare i suoi figli, i figli degli altri e le altre famiglie con una
accoglienza che tanti di noi hanno sperimentato: la sua capacità di
voler bene, di amare. La sua capacità di sorridere davanti alle
difficoltà. Tanti di noi hanno trovato in lei un'amica perché lei era
così.
E questo era sempre e comunque condotto dal grande amore a Gesù. Anche
quando aveva bisogno di sgridare il suo padre spirituale, che sbagliava;
c'era una delicatezza ed un'attenzione: riportarlo a Gesù, a ciò che
conta, a ciò che è più giusto fare, a come è più giusto essere.
Ci sono qui tanti ragazzi. Sono smarriti perché della morte non si parla
mai. Perché sembra sempre che sia una cosa lontana. Ma anche le mamme
possono morire! Anche una operazione può andare male.
Laura non ha lasciato niente al caso. Ha scritto. Perché Laura ha
custodito le parole, quelle che contano, quelle che erano da consegnare,
perché dopo c'è il silenzio, perché dopo non c'è più il tempo.
Ecco, ragazzi. Custodite le parole! Amate le parole che contano. Quelle
che vanno dette. Quei grazie alla propria mamma, al proprio papà. Quelle
parole che vanno dette agli amici. Perché la vita è fragile. Perché un
chirurgo può sbagliare. Perché qualcosa può andare storto.
Vi consegno allora l'amore per le parole.
Poi a tutti quanti, ma in particolare agli studenti: l'amore per lo
studio, l'amore per la ricerca di questa Verità che è diffusa nella
storia, che si trova tra le pagine dei libri e che ciascuno di noi può
imparare ad amare e a cercare.
Sono, credo, delle cose di cui noi tutti quanti siamo debitori a Laura;
come amici o magari come professionisti, come colleghi di lavoro o come
alunni, ragazzi che guardano ai grandi.
Io oggi voglio dire il mio grazie - davanti a tutti voi - al Signore di
questi dieci anni.
Ma ciò che è consegnato non termina.
Ciò che è consegnato vive per sempre.
Come Gesù si è consegnato dicendo le parole che contano.
Ciò che è consegnato così dura per sempre.
Ciò che è unito dall'Amore la morte non può sconfiggere. |
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