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Ma lui credeva nelle ferite e si sfiorava, si toccava nel cuore con la mano nervosa, guardando le nuvole correre via impazienti da lì, da quel tetto sospeso sugli uomini.


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Parola di Dio

Alla Comasina

 

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In questi giorni in cui fa discutere il film su Vallanzasca, triste vassallo del male che infangò per anni il quartiere dove sono nato, ho ritrovato una lettera che ho scritto qualche anno fa. Parlavo della mia vocazione e di ciò che il Signore ha scritto nella mia storia.

Pensavo a come lo stesso posto può generare persone così diverse. Ma soprattutto pensavo ad una via di vera redenzione anche per un'anima così insanguinata come quella di Renato. Penso a quanta violenza e quanto male hanno sparso le sue scelte e a quanto il Signore continua a donare a questo quartiere che con le sue contraddizioni spravvive. Soprattutto penso alla comunità cristiana che là ha vissuto e vive.

Non faccio commenti ma trascrivo semplicemente qui quella lettera.

 

Alla Comasina

Riassumere in poche righe il "fatto" della propria vocazione non rende certo ragione del travaglio spirituale che un giovane attraversa fino al giorno in cui il Vescovo gli dice "tu sei sacerdote per sempre". Forse in quel "per sempre" sta la paura e la forza di una vocazione.

Ingenuamente diventai prete. Lo dico sul serio e nessuno si scandalizzi: ingenuamente!

Forse chi è sposato da tempo può capire! Quando si dice "sì" per sempre, non lo si può fare che ingenuamente. Certo ingenuo non significa a cuor leggero. Lo sa don Gian Paolo che mi seguì per tanti anni, quale continuo andare e venire di sentimenti contrastanti inondavano alterni il mio cuore.

Lo sanno i tanti che come suor Maristella che dopo avermi cresciuto e avviato alla vita, negli anni hanno continuato ingenuamente a pregare per me. Quale sapienza c'è nella preghiera se non la sua inarrestabile ingenuità? E poi come non essere ingenui? Se non si ha la spensieratezza di un bambino non si diventa nè preti, nè sposi, ma nemmeno uomini e non si entra nel regno dei cieli!

Già proprio don Gian Paolo mi insegnò ad essere più semplice, meno ansioso, più spensierato: insomma più ingenuo. Credo di aver imparato questa consapevole ingenuità proprio da quegli anni anche tanto pensosi. Forse più di tutto la ricevetti dalla lunga frequentazione dell'oratorio. L'Oratorio della Comasina... una vera fucina del sapersi arrangiare.

In ciò mi aiutò don Marco con la sua inarrestabile caparbietà del far bene le cose che aveva visto belle nella sua esperienza giovanile e che i suoi primi anni da prete gli davano il coraggio di fare. Forse anche da lui ho imparato l'ingenuità! Ricordo con bonario sorriso quelle lunghe estati da seminarista dove imparavo tutto dello stare coi ragazzi... e quanti! Sempre troppi per l'esiguo numero di noi educatori... eppure!

Oggi ripenso anche alla benevolenza di don Mirek a cui per primo confidai il desiderio di diventare prete. Mi disse solo: "prega in cuor tuo il Padre come farebbe un bambino"; anche da lui imparai l'ingenuità. Oggi questa è ciò che ricerco.

Davanti alla visione del male e del tanto male che può fare l'uomo, di quanto ne può covare il cuore e di cui si può riempire la storia, cerco la dolce ingenuità che viene dal cuore di Dio che nonostante tutto continua a fidarsi.

La nostra parrocchia della Comasina ha fatto passi di Vangelo quando ha saputo affidarsi a questa autorevole ingenuità di Dio che costruisce la sua casa anche in un quartiere così. Noi comunità cristiana possiamo fare più bella e più grande questa casa solo fidandoci che questa sia l'unica arma vincente.

Lo sto capendo oggi in questi anni di ministero seguendo lo sguardo commosso di Gesù sulla folla.

Grazie al Signore della mia parrocchia, grazie ai preti di ieri e di oggi, ai miei genitori, alla disarmante ingenuità di mio fratello, grazie alle buone suore e alle tante carezze di tanta gente, a tutti coloro che mi hanno mostrato la "via semplice" e improbabile della ingenuità di Dio.

don stefano

15 ottobre 2006

 
 

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