| Riassumere in poche righe il "fatto" della propria vocazione non
rende certo ragione del travaglio spirituale che un giovane
attraversa fino al giorno in cui il Vescovo gli dice "tu sei
sacerdote per sempre". Forse in quel "per sempre" sta la paura e la
forza di una vocazione. Ingenuamente diventai prete. Lo dico sul
serio e nessuno si scandalizzi: ingenuamente!
Forse chi è sposato da tempo può capire! Quando si dice "sì" per
sempre, non lo si può fare che ingenuamente. Certo ingenuo non
significa a cuor leggero. Lo sa don Gian Paolo che mi seguì per
tanti anni, quale continuo andare e venire di sentimenti
contrastanti inondavano alterni il mio cuore.
Lo sanno i tanti che come suor Maristella che dopo avermi
cresciuto e avviato alla vita, negli anni hanno continuato
ingenuamente a pregare per me. Quale sapienza c'è nella preghiera se
non la sua inarrestabile ingenuità? E poi come non essere ingenui?
Se non si ha la spensieratezza di un bambino non si diventa nè
preti, nè sposi, ma nemmeno uomini e non si entra nel regno dei
cieli!
Già proprio don Gian Paolo mi insegnò ad essere più semplice,
meno ansioso, più spensierato: insomma più ingenuo. Credo di aver
imparato questa consapevole ingenuità proprio da quegli anni anche
tanto pensosi. Forse più di tutto la ricevetti dalla lunga
frequentazione dell'oratorio. L'Oratorio della Comasina... una vera
fucina del sapersi arrangiare.
In ciò mi aiutò don Marco con la sua inarrestabile caparbietà del
far bene le cose che aveva visto belle nella sua esperienza
giovanile e che i suoi primi anni da prete gli davano il coraggio di
fare. Forse anche da lui ho imparato l'ingenuità! Ricordo con
bonario sorriso quelle lunghe estati da seminarista dove imparavo
tutto dello stare coi ragazzi... e quanti! Sempre troppi per
l'esiguo numero di noi educatori... eppure!
Oggi ripenso anche alla benevolenza di don Mirek a cui per primo
confidai il desiderio di diventare prete. Mi disse solo: "prega in
cuor tuo il Padre come farebbe un bambino"; anche da lui imparai
l'ingenuità. Oggi questa è ciò che ricerco.
Davanti alla visione del male e del tanto male che può fare
l'uomo, di quanto ne può covare il cuore e di cui si può riempire la
storia, cerco la dolce ingenuità che viene dal cuore di Dio che
nonostante tutto continua a fidarsi.
La nostra parrocchia della Comasina ha fatto passi di Vangelo
quando ha saputo affidarsi a questa autorevole ingenuità di Dio che
costruisce la sua casa anche in un quartiere così. Noi comunità
cristiana possiamo fare più bella e più grande questa casa solo
fidandoci che questa sia l'unica arma vincente.
Lo sto capendo oggi in questi anni di ministero seguendo lo
sguardo commosso di Gesù sulla folla.
Grazie al Signore della mia parrocchia, grazie ai preti di ieri e
di oggi, ai miei genitori, alla disarmante ingenuità di mio
fratello, grazie alle buone suore e alle tante carezze di tanta
gente, a tutti coloro che mi hanno mostrato la "via semplice" e
improbabile della ingenuità di Dio.
don stefano
15 ottobre 2006 |