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Possiamo non fuggire. Possiamo stare
davanti alla "tomba vuota" della nostra ragione, implorare e non
fuggire. Possiamo starci insieme, possiamo condividere. Questo l’ha
fatto Gesù incarnandosi nella nostra condizione umana. Questo
possiamo farlo. Sì possiamo prendere corpo lì dove la morte direbbe
l’ultima parola. Noi saremo una parola oltre la morte. La nostra
presenza lo sarà, e non è nulla.
Non è la volontà di Dio. Dio non vuole
la morte di nessuno. Dio crea per la vita e non per la morte, tant'è
vero che quando la morte tenta di strappare il senso alla vita, Lui
ci dà una vita senza la morte. Lui è il senso.
E' la nostra strana condizione
mortale, dentro un destino di eternità. Ma proprio da questa strana
condizione di morte, noi possiamo pronunciare parole di vita, noi
possiamo essere la parola che ci ripete le Sue parole: "io sono con
voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".
Ringrazia il Signore di questa
occasione di mettere alla prova ciò che la mente ha intuito. Mettere
alla prova della morte la parola della vita. Anche le parole devono
essere crocifsse e morire. Il silenzio deve regnare perché il senso
possa prendere il suo posto nella storia. Spalanca lo spazio di
questa assenza, lascia che mostri tutta la gravità, tutta la serietà
della domanda. Esattamente lì si rivela la forza di una speranza
certa, la certezza di una presenza forte.
Pregare non è fuga, ma umile ricerca
del crocifisso risorto. Stare in ginocchio davanti al mistero è
l'atto più alto della libertà. L'invocazione che nasce dalle
profondità del silenzio è il grido di Cristo verso il Padre che si
ripete qui ora.
Sono con te. |