Eccellenza reverendissima,
le scrivo questa lettera aperta, per domandarle pubblicamente scusa.
Nel giorno della morte del campione Marco Simoncelli ho seguito con
apprensione tutta la vicenda emotiva di tanti giovani sgomenti come
me per questo incredibile incidente.
Come sacerdote sempre teso alla verità di Gesù, insofferente per
le rispostine giustapposte di religiosità spesso posticce, cerco per
me stesso e per i giovani affidatimi, le certezze che s'appoggino non
solo sugli affetti sinceri della fede, ma anche sulle solide strutture
di pensiero che il nostro credo ci consegna.
Così in quei giorni ascoltavo i ragazzini, i giovani, le loro parole,
le loro domande, le frasi scritte sui loro blog e i commenti fugaci
fatti di frasi contratte e criptiche, di cuoricini o di videomessaggi
postati dai navigatori del mare magnum di internet.
Cercavo commenti e notizie, cercavo parole di verità. Ma le devo
chiedere scusa perché mi sono fermato ai commenti giornalistici alle
Sue parole, senza andare seriamente a cercarle. La sua omelia quindi
mi aveva scandalizzato, pesantemente scandalizzato... o meglio quello
che della sua omelia i giornali avevano riportato!
Così mi sono sentito offeso nella forza del mio credo cristiano davanti
alla morte e mi domandavo: "ma come può un vescovo dire simili banalità,
perché non ha colto l'occasione per parlare a tanti cuori più propensi
agli spalti degli autodromi che ai pulpiti delle chiese, perché non
ha annunciato la bella verità della fede, perché non ha consegnato le radici
della nostra speranza a chi era offeso dal mistero della vita?".
Sciocco, presuntuoso ed ingenuo prete che sono!
Il mio giudizio si appoggiava sulla banalità imperante dell'odierno
mondo dell'informazione; quello che avevo per le mani era tutto e solo
quello che i giornali avevano voluto trasmettere!!!
Soffrivo davvero tanto. Così quasi per sfida, curioso e allibito
sono andato a cercare le Sue parole Eccellenza, quelle originali, quelle
che davvero erano state pronunciate quel giorno... mi sono sentito proprio
uno stupido. Come avevo potuto pensare male di un Vescovo?!
Mi perdoni Eccellenza e chiedo perdono pubblicamente a tutti, per
il mio giudizio sommario e temerario, sono stato ingannato. "Sono stato
ingannato" però non mi giustifica: sono un esperto della rete e in questo
tranello non sarei dovuto cadere; dobbiamo ricordare che di questi tempi
è sempre più necessario andare alla fonte, cercare sempre l'origine
delle parole, perché le parole sono importanti. Le parole dichiarano
ciò che siamo. Le mie stesse mi giudicano come superficiale e sospettoso.
Mi perdoni anche il male che ho fatto alla Chiesa... Ho ascoltato male. Non
ho scelto cosa ascoltare. Ho giudicato
peggio. Ho predicato da stupido. Questa lezione che mi ferisce
nell'orgoglio, mi servirà.
Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedire (sal
118).
Grazie Eccellenza! Grazie per sue parole colme di "tenerezza" e "garbo",
ma anche di fede e di una paternità spirituale che un Vescovo deve e
può avere. Grazie per l'esempio e la dottrina umana a cristiana che
ci ha dato.
Spero non me ne voglia, se ho scritto anche pubblicamente sul mio
sito queste cose; desidero che questa lezione che serve tanto a me,
possa aiutare tutti all'ascolto non vago delle parole, ma alla custodia
minuziosa solo delle Parole Buone.
Cordialmente
don Stefano
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