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2006 04 07 |
Avete mai letto cosa c’è scritto sulla croce che ci accoglie quando
guardiamo l’altare, quella che noi oratoriani chiamiamo simpaticamente
“il Gesù del sorriso”?
C’è scritto “Regnavit a ligno Deus”: significa che la croce è il trono
dal quale Dio regna. Il nostro Dio non è un re che governa le nazioni
con la violenza, la forza, l’intimidazione o la punizione, ma con la
fragilità e la debolezza dell’amante. Chi ama è debole e si lascia
possedere, si consegna all’amato e alla sua libertà, si lascia tradire.
Il verbo tradire infatti significa consegnare.
“Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di
croce. Per questo, Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di
sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e negli inferi; ed ogni lingua proclami che Gesù
Cristo è il Signore” (Fil 2,8-11).
Ed ecco qui il nostro mandato che viene dalla Croce. Se dalla Croce Dio
regna con la legge dell’amore gratuito, così è la consegna fatta a noi:
se io che sono Maestro e Signore vi ho lavato i piedi così fate anche
voi gli uni agli altri.
Per salvare il mondo e per salvare noi stessi è necessaria proprio la
nostra croce! Specialmente in questa nostra epoca, caratterizzata dalla
mentalità del benessere personale contro il bene comune, del piacere
contro il servizio, sono necessari il messaggio e l’esempio della
mortificazione e del sacrificio che sta in ginocchio.
Oggi la necessità del Vangelo risplende con forza. Davanti a bugiardi,
calunniatori della verità, nani volgari e ignoranti, uomini saprofiti e
miopi; ecco la semplicità di un giovane che si apre alla vita scoprendo
il servizio come forma del benessere proprio, nel benessere altrui.
Mi riferisco ai nostri giovani: quelli che conosciamo nel nostro
oratorio e fuori, che pregano in chiesa la mattina andando in università
o al lavoro, che spendono ore del loro tempo nella conoscenza del
Vangelo, che esigono la Verità tutta intera, che si mettono in ginocchio
con gioia, sorridendo.
Mi riferisco ai nostri genitori che riscoprono la bellezza del credere
in Cristo accompagnando i bambini a catechismo e la sera nel metterli a
letto dicendo le preghiere.
Mi riferisco ai tanti nostri meno giovani che caparbiamente non mollano
le tradizioni e sgranando il rosario credono alla preghiera anche per
chi non prega più.
Mi riferisco a tutti i cercatori della Verità che non si riempiono la
bocca di stupidità mediatica, ma cercano il linguaggio di Dio nel pane
quotidiano.
Dio benedice la Chiesa di san Pio V e io chiedo a santa Maria di
Calvairate di custodirci ancora a lungo nel quotidiano cammino dietro a
Gesù.
Lui dalla Croce regna, noi nella sua Croce viviamo la gioia del Vangelo:
Signore tu sai che ti amo! |
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