| Ora di storia. Discutevamo riguardo un tema di grande attualità:
il discorso rivolto da papa Ratzinger a tutta la comunità islamica.
L’insegnante sottolinea la velocità con cui le parole pronunciate
dal santo padre hanno attraversato il globo: probabilmente Benedetto
XVI non aveva nemmeno terminato di parlare, mentre nel resto del
mondo si era già pronti a difenderlo o a metterlo sotto processo.
Impossibile evitare il paragone: cosa sarebbe successo se lo stesso
discorso fosse stato proferito circa nove secoli fa, magari durante
una crociata, e da uno stesso uomo di fede? Qui viene il bello,
perché, probabilmente, non sarebbe accaduto proprio nulla. Esatto,
proprio nulla. La mancanza di una reazione, però, non avrebbe dovuto
essere ricondotta a una noncuranza da parte dei contemporanei, ma
alla completa assenza di mezzi di comunicazione di massa.
In simili circostanze, infatti, il raggio di diffusione del
medesimo discorso non avrebbe potuto oltrepassare i confini della
città di Roma, pertanto sarebbe stato difficile farlo divenire
motivo di dibattito per persone che abitavano a migliaia di
chilometri distanza.
La cosa non può che far riflettere: nell’epoca in cui viviamo
l’informazione viaggia, oramai, a una velocità straordinaria. La
nostra generazione è in grado di mettersi in contatto con il resto
del mondo in qualsiasi momento, spingendo la capacità di comunicare
oltre qualsiasi confine immaginabile. Molte volte questo viene preso
da noi in scarsa considerazione: riteniamo del tutto normale poter
telefonare a parenti che abitano all’estero e non ci stupiamo quando
qualcuno ci dice di aver ordinato un prodotto proveniente da un
altro continente.
Tuttavia, questa incredibile facilità nel far viaggiare
l’informazione ha assunto un aspetto “banale” solamente negli ultimi
decenni. Infatti, credo che nessuno si stupirebbe se sentisse suo
nonno ammettere di aver pensato che un “telefono senza fili” non
sarebbe mai potuto esistere se non nella sua fantasia o se suo padre
dicesse di aver visto per la prima volta un video-telefono solo
sulle pagine di un fumetto di fantascienza. Ma ora no, ora è tutto
diverso: ci video-chiamiamo, ci inviamo messaggi, foto, canzoni,
comunichiamo tramite internet, seguiamo telegiornali trasmessi in
paesi dove si parla una lingua diversa dalla nostra. Insomma, la
nostra abilità nel trasmettere informazioni ha superato ogni limite.
Naturalmente, come per tutte le cose, c’è da chiedersi se questo
rappresenti un male o un bene.
La risposta sembrerebbe essere scontata: non si può negare che
la maggiore facilità nel comunicare abbia migliorato la qualità
della nostra vita, numerosi sono i vantaggi che comporta il
poter entrare in relazione con il mondo intero, rimanendo
comodamente seduti sul proprio divano di casa. Ma, pensiamoci bene:
non abbiamo più bisogno di camminare, perché alzare la cornetta è
meno faticoso; non dobbiamo più andare a trovare qualcuno a casa,
perché è sufficiente vedersi tramite WebCam, non è più necessario il
“colpo di fulmine”, perché possiamo trovare l’anima gemella su
internet; non necessitiamo delle armi per causare uno scontro tra
religioni, ci basta accendere il televisore. Dunque la questione che
si propone è un’altra: questo “comunicare facile” sta rendendo la
nostra vita più semplice o sta contribuendo a privarla di alcuni
caratteri fondamentali?
Come direbbe il Manzoni:“(…) Ai posteri l’ardua sentenza”.
Gioia II/AC |