Caro Roberto,
vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo
è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina.
Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori
l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle
migliaia di bambini lebbrosi che sto aiutando tramite i miei amici
missionari i quali li curano nel loro lebbrosario (in un Paese del
terzo mondo).
Vieni senza telecamere, ma con il cuore e con la testa con cui
hai scritto “Gomorra”, lasciandoti alle spalle i fetori
dell’odiologia comunista (a cui tu non appartieni) che si respira in
certi programmi tv.
Mi scrivesti – ti ricordi? - quando io ti difesi su queste
colonne per il tuo bel libro.
Ora io, debole, scrivo a te forte e potente, io padre inerme in
lotta con l’orrore (e in fuga dalla tv) scrivo a te, star televisiva
osannata, io cristiano controcorrente da sempre, scrivo a te che
stimo: vieni a guardare negli occhi mia figlia venticinquenne che
sta coraggiosamente lottando contro un Nemico forse più tremendo di
quei quattro squallidi buzzurri che sono i camorristi.
Lei non si arrende all’orrore, come non ci si arrende alla
camorra. Vieni a vedere il suo eroismo e quello di tanti altri come
lei, che – come dice Mario Melazzini, rappresentante di molti malati
di Sla – sono silenziati dal regime mediatico del ‘politically
correct’ nel quale tu, purtroppo, hai accettato di diventare una
stella.
Vieni. Vedrai gli occhi di Caterina, ben diversi da quelli
arroganti e pieni di disprezzo delle mezzecalzette o dei tromboni
che civettano nei salotti intellettuali e giornalistici.
Magari potrai vedere addirittura la felicità dentro le lacrime e
forse eviterai di straparlare sull’eutanasia, sulla malattia o sul
fine vita (come hai fatto lunedì scorso) imponendo il tuo pensiero
unico, perché i malati, i disabili che implorano di essere aiutati e
sostenuti, nel salotto radical-chic tuo e di Michele Serra, non
hanno avuto diritto di parola.
Come non ce l’hanno – in questa dittatura del pensiero unico – i
bambini non nati o i cristiani macellati da ogni parte e disprezzati
o condannati a morte per la loro fede: è il caso della giovane Asia
Bibi.
Vedi, a me non frega niente della tua diatriba col ministro
Maroni: siete due potenti e avete gli strumenti a vostra
disposizione per battervi. Non c’è bisogno di galoppini che osannino
l’uno o l’altro.
A me importa dei deboli, dei malati, dei piccoli, dei poveri che
sono ignorati, silenziati e umiliati in televisione. A cominciare
dal programma di Michele Serra dove recitate tu e Fazio. Dove si
taglia a fette il disprezzo per la Chiesa.
Per la Chiesa che tu sai bene – caro Roberto – ha lottato contro
la camorra e la mafia ben prima di te e con uomini inermi e poveri
che ci hanno pure rimesso la pelle.
La Chiesa che conosce i sofferenti e i miseri, li ama e quasi da
sola soccorre tutti i disperati della terra, un po’ più di Michele
Serra di cui ho sentito parlare solo nei salotti giornalistici, non
in lebbrosari del Terzo Mondo o nei bassifondi di Calcutta (di Fabio
Fazio neanche merita occuparsi).
E’ un peccato che tu metta il tuo volto a far da simbolo di un
establishment intellettuale che non ha mai letto il tuo e mio
Salamov e non ha mai combattuto l’orrore rosso che lui denunciò e
contro cui morì.
Quello sì che sarebbe anticonformismo: andare in tv a raccontare
Kolyma che è con Auschwitz l’abisso del XX secolo, ma che – a
differenza di Auschwitz – non è mai stata denunciata nella nostra
cultura e nella nostra televisione!
Abbiamo visto nel tuo programma lo spettro del (post) comunismo
che legittimava lo spettro del (post) fascismo. Dandoci a bere che
loro hanno “i valori”. Anzi: solo loro. Visto che solo loro sono
stati ritenuti degni di proclamarli.
Il rottame dell’odiologia del Novecento che ha afflitto l’umanità
e in particolare l’Italia è davvero quello che oggi ha i titoli per
sdottoreggiare di valori?
Mi par di sentire mio padre minatore cattolico – che lottò in
vita contro il comunismo e contro il fascismo – che, quando era
ancora fra noi, si ribellava davanti a questa tv e gridava: “Andate
al diavolo!”.
Quelli come lui – che hanno garantito a tutti noi la libertà e il
benessere di cui godiamo – non ce li chiamate a proclamare i loro
valori.
Perché sono state le persone comuni come lui a capire la
grandezza di un De Gasperi e ad aiutarlo, ricostruendo l’Italia.
Invece gli intellettuali italiani del Novecento sono andati dietro
ai pifferi di Mussolini e di Togliatti (e di Stalin).
E dopo questo tragico abbaglio l’establishment intellettuale di
oggi ancora pretende di indicare la via, gigioneggiando su tv e
giornali.
Pretendono di fare la rivoluzione (etica naturalmente) con tanto
di contratto o fattura (sacrosanta retribuzione per la prestazione
professionale, si capisce).
Sono il regime e pretendono di spacciarsi per l’eresia, incarnano
la pesantezza del conformismo e si atteggiano a dissidenti,
sbandierano le regole per gli altri e se ne infischiano di quelle
che dovrebbero osservare loro, predicano la tolleranza e non
tollerano alcune diversità culturale e umana.
Come se non bastasse proclamano l’antiberlusconismo etico e
antropologico e con l’altra mano (molti di loro) firmano contratti
con le aziende di Berlusconi come Mondadori, Mediaset o Endemol (di
o partecipate da Berlusconi).
Pensa un po’ Roberto, io pubblico con la Rizzoli e lavoro per la
Rai. Ti assicuro che si può vivere dignitosamente anche senza
lavorare con aziende che fanno capo al gruppo Berlusconi, visto che
(a parole) viene così schifato da questa intellighentsia.
Caro Roberto, l’altra sera mia figlia Caterina stava ascoltando
un cd con canti polifonici che lei conosce bene (perché li cantava
anche lei). Era molto concentrata ad ascoltare una laude
cinquecentesca a quattro voci che s’intitola: “Cristo al morir
tendea”.
In essa Maria parla di Gesù ai suoi amici, agli apostoli. E
quando le sue struggenti parole – cantate meravigliosamente – hanno
sussurrato “svenerassi per voi” (si svenerà per voi), Caterina – che
non può parlare – è scoppiata a piangere. Questa commozione per Gesù
– che nei salotti che oggi frequenti è disprezzato come nei salotti
di duemila anni fa – ha cambiato il mondo e salva l’umanità.
E’ la stessa commozione di Asia Bibi, la giovane madre condannata
a morte perché – a chi voleva convertirla all’Islam – ha risposto:
“Gesù è morto per me, per salvarmi. Maometto cos’ha fatto per voi?”.
Ecco, caro Roberto, questa commozione per un Dio che ama così è
il cristianesimo.
E tu hai conosciuto uomini che per l’amicizia di Gesù, per amare
gli esseri umani come lui, hanno scommesso la vita, hanno dato se
stessi. Quando si sono visti quei volti come si può sopportare di
vivere in un mondo di maschere e di recitare nei loro teatrini?
Ti abbraccio,
Antonio Socci
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