| Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato Carissimi fratelli
e sorelle, la scorsa domenica abbiamo ricordato la Divina
Misericordia, oggi è la domenica del Perdono: sono due domeniche che
ci aiutano ad entrare nello spirito di penitenza e di conversione
della santa Quaresima, che inizieremo appunto domenica prossima. La
liturgia della Parola ci regala una dei brani più stupendi del
Vangelo: la parabola del Figliol Prodigo. Di fronte allo spaccato di
commedia umana di questa famiglia, ciascuno cerca un ruolo in cui
incarnarsi, un ruolo da interpretare; e noi che siamo qui insieme in
chiesa e torniamo tutte le domeniche alla chiesa, noi che ci
pensiamo fedeli, quelli che sono rimasti sempre fedeli perché non
abbiamo abbandonato mai la casa del Padre, siamo rimasti qui con la
nostra poca fede per cercare di ricostruire il Regno di Dio, ebbene,
ci mettiamo al posto del fratello maggiore. E fin qui tutto va bene,
ma quando arriviamo alla finale della parabola di oggi, quando ci
accorgiamo ciò che fa il Padre a favore di questo figlio traviato,
che aveva calpestato tutto quello che aveva ricevuto dal Padre e
l’aveva sperperato in terre lontane, cominciamo ad entrare in crisi.
Allora, se uno se ne va lontano e ne fa di tutti i colori (e di
qualche altro colore ancora, se si può dire), c’è la festa; per noi
invece è la festa di tutti i giorni.
Ci accorgiamo che la bontà del padre è davvero grande,
straordinaria, e non riusciamo a misurarla noi che siamo, o
riteniamo di essere, i figli maggiori. Perché non abbiamo ancora
capito lo spirito del Vangelo; la legge che esiste nella casa del
Padre non è la legge solita: è il cuore del Padre che detta la legge
a quelli che vivono qui, a ciascuno di noi. Del resto, se guardiamo
tante pagine del santo Vangelo, ci accorgiamo come il Vangelo ci
richiama continuamente questa grandezza del cuore di un Padre che è
sempre pronto a perdonare. Per esempio, in quella parabola in cui si
dice “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e tu li tratti
come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo
(la famosa parabola) - “Non è giusto!” diciamo noi “Dove vanno a
finire i diritti sindacali!”; oppure quando Gesù è sotto l’albero e
dice “Zaccheo, scendi in fretta perché oggi devo venire in casa tua”
e noi diciamo “Con tante case di persone perbene, guarda un po’ dove
va a cacciarsi”; e ancora leggiamo “Ci sarà più gioia in cielo per
un peccatore che si pente che per 99 giusti i quali non hanno
bisogno di penitenza” e noi diciamo “Eh no, non è giusto, non può
essere giusto così!”; e quando (l’abbiamo sentito domenica scorsa)
Gesù parla alla donna adultera “Nessuno ti ha condannato? Neppure io
ti condanno, va’ via e d’ora innanzi non peccare più” - “E’ troppo:
è una pacchia per i peccatori cavarsela così a buon mercato!” Che
razza di un cuore di Padre! E quando parla della donna peccatrice “I
suoi peccati, i suoi molti peccati, le sono perdonati perché ha
dimostrato molto amore” “Dove andiamo a finire di questo passo?”
diciamo noi; “E poi conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi, gli
zoppi... non è dignitoso!”; e quella frase che viene dalla croce “In
verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso” - “Una bella
compagnia davvero!”. E ci scandalizziamo del Vangelo che arriva a
noi oggi attraverso questa parabola del Figliol Prodigo.
E scopriamo con stupore e dispetto che il centro della casa non è
il regolamento, la legge, ma è il cuore del Padre. Allora riusciamo
a capire che una formazione religiosa articolata sulla legge, sul
regolamento, sforna certo dei praticanti, ma non dei figli, non
degli innamorati, non dei cristiani; riusciamo a capire che chi
rimane nella casa senza amore, quello è un disertore! Noi siamo
rimasti, ma ci accorgiamo che sulla nostra coscienza tanta polvere
di colpe si è depositata. E allora nel giorno del perdono, vogliamo
insieme chiedere perdono al Signore recitando la litania o meglio
l’esame di coscienza delle nostre colpe.
“Signore perdonaci! Perdonaci se abbiamo amato noi stessi più di
Dio, se abbiamo cercato un Dio assicuratore, se abbiamo coltivato
una fede consolatoria, se abbiamo pregato solo per abitudine.
Signore perdonaci! Perdonaci se abbiamo vissuto con noia, se abbiamo
disprezzato la fantasia, se abbiamo disincantato i giovani.
Perdonaci Signore se abbiamo compatito gli innamorati, se abbiamo
deriso i poeti, se abbiamo preferito l’utilità, se abbiamo
trascurato la gratuità. Signore perdonaci se abbiamo idolatrato la
forza, se abbiamo cercato la scaltrezza, se abbiamo confidato nella
diplomazia, se abbiamo rincorso la carriera, se abbiamo adulato i
potenti. Signore perdonaci se abbiamo trascurato i poveri, se
abbiamo dimenticato i bisogni dei deboli, se ci siamo irritati per i
disagi degli scioperi. Perdonaci, oh Signore, se abbiamo cercato di
non fare politica, se non abbiamo votato per pigrizia, se abbiamo
votato solo per tornaconto, se abbiamo preteso che tutti votassero
come noi. Signore perdonaci se abbiamo presunto di dedurre ricette
dalla fede, se abbiamo educato i figli al compromesso, se abbiamo
insegnato a “saperci fare”, se abbiamo cercato di evitare fastidi,
se abbiamo taciuto per viltà. Signore davvero devi perdonarci!
Perdonaci se abbiamo parlato con leggerezza, se abbiamo amato la
legge più della libertà, se abbiamo amato l’ordine più della
creatività, se abbiamo amato il passato più del futuro. Signore
perdonaci se abbiamo disprezzato la terra, se abbiamo disprezzato la
carne, se abbiamo disprezzato il sesso, se abbiamo fatto l’amore
senza amore, se abbiamo costruito una famiglia rifugio. Devi davvero
perdonarci, Signore, con tutta l’ampiezza del tuo Amore! Perdonaci
se abbiamo rifiutato la vita per egoismo, se abbiamo dato la vita
con leggerezza, se abbiamo considerato i figli come nostro possesso,
se abbiamo considerato i vecchi un peso. Perdonaci Signore se
abbiamo confuso l’unità con l’uniformità, se abbiamo confuso la
libertà con la licenza, se abbiamo confuso la Chiesa con un
esercito, se ci siamo contati con compiacenza. Signore perdonaci se
abbiamo presunto di salvare gli uomini con la legge, se abbiamo
presunto di espandere la Chiesa con la forza, se abbiamo cercato
appoggi politici, se abbiamo occultato colpe pubbliche per paura
dello scandalo, se ci siamo scandalizzati delle denunce più che
della colpa. Perdonaci Signore se non abbiamo ammesso la critica, se
abbiamo creduto di possedere solo noi la verità, se abbiamo preteso
di amministrare Dio, se abbiamo avuto paura della storia. Perdonaci
Signore se abbiamo temuto il pluralismo, se abbiamo praticato la
prassi del giusto mezzo, se abbiamo cercato di fare tutti uguale, se
abbiamo temuto l’originalità. Oh Signore, davvero perdonaci se
abbiamo temuto di essere troppo buoni, se abbiamo temuto di passare
per sciocchi, se siamo stati sfuggenti, se abbiamo creduto di essere
alla pari con Dio, se abbiamo rifiutato il tuo perdono. Oh Signore
perdonaci! E ci accorgiamo di essere tutti Figli Prodighi. Signore,
forse è un bene, se può salvarci dal rigore del figlio primogenito e
farci oggetto solo della tua misericordia. Noi, oh Signore, siamo
tutti Prodighi e può essere anche una fortuna se sappiamo
riconoscere la gioia di essere perdonati da Te.
Guarda a quello che ti diciamo, ascolta. Non darci o Signore
l’innocenza, serbala per i tuoi santi che sanno custodirla senza
orgoglio. A noi, oh Signore, a noi la grazia del ritorno, a noi
l’umiltà della contrizione, a noi il gaudio della riconoscenza. Che
non ci dispiaccia mai aver bisogno del tuo perdono, ma ci dia gioia
solo l’essere perdonati da Te, oh Signore!”. E così sia.
Don Enrico Vago
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