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Ma lui credeva nelle ferite e si sfiorava, si toccava nel cuore con la mano nervosa, guardando le nuvole correre via impazienti da lì, da quel tetto sospeso sugli uomini.


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Parola di Dio

6 mar 2011

 

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ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

6 marzo 2011
(Concorezzo - santa messa ore 12)

 

Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, la scorsa domenica abbiamo ricordato la Divina Misericordia, oggi è la domenica del Perdono: sono due domeniche che ci aiutano ad entrare nello spirito di penitenza e di conversione della santa Quaresima, che inizieremo appunto domenica prossima. La liturgia della Parola ci regala una dei brani più stupendi del Vangelo: la parabola del Figliol Prodigo. Di fronte allo spaccato di commedia umana di questa famiglia, ciascuno cerca un ruolo in cui incarnarsi, un ruolo da interpretare; e noi che siamo qui insieme in chiesa e torniamo tutte le domeniche alla chiesa, noi che ci pensiamo fedeli, quelli che sono rimasti sempre fedeli perché non abbiamo abbandonato mai la casa del Padre, siamo rimasti qui con la nostra poca fede per cercare di ricostruire il Regno di Dio, ebbene, ci mettiamo al posto del fratello maggiore. E fin qui tutto va bene, ma quando arriviamo alla finale della parabola di oggi, quando ci accorgiamo ciò che fa il Padre a favore di questo figlio traviato, che aveva calpestato tutto quello che aveva ricevuto dal Padre e l’aveva sperperato in terre lontane, cominciamo ad entrare in crisi. Allora, se uno se ne va lontano e ne fa di tutti i colori (e di qualche altro colore ancora, se si può dire), c’è la festa; per noi invece è la festa di tutti i giorni.

Ci accorgiamo che la bontà del padre è davvero grande, straordinaria, e non riusciamo a misurarla noi che siamo, o riteniamo di essere, i figli maggiori. Perché non abbiamo ancora capito lo spirito del Vangelo; la legge che esiste nella casa del Padre non è la legge solita: è il cuore del Padre che detta la legge a quelli che vivono qui, a ciascuno di noi. Del resto, se guardiamo tante pagine del santo Vangelo, ci accorgiamo come il Vangelo ci richiama continuamente questa grandezza del cuore di un Padre che è sempre pronto a perdonare. Per esempio, in quella parabola in cui si dice “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e tu li tratti come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo (la famosa parabola) - “Non è giusto!” diciamo noi “Dove vanno a finire i diritti sindacali!”; oppure quando Gesù è sotto l’albero e dice “Zaccheo, scendi in fretta perché oggi devo venire in casa tua” e noi diciamo “Con tante case di persone perbene, guarda un po’ dove va a cacciarsi”; e ancora leggiamo “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore che si pente che per 99 giusti i quali non hanno bisogno di penitenza” e noi diciamo “Eh no, non è giusto, non può essere giusto così!”; e quando (l’abbiamo sentito domenica scorsa) Gesù parla alla donna adultera “Nessuno ti ha condannato? Neppure io ti condanno, va’ via e d’ora innanzi non peccare più” - “E’ troppo: è una pacchia per i peccatori cavarsela così a buon mercato!” Che razza di un cuore di Padre! E quando parla della donna peccatrice “I suoi peccati, i suoi molti peccati, le sono perdonati perché ha dimostrato molto amore” “Dove andiamo a finire di questo passo?” diciamo noi; “E poi conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi, gli zoppi... non è dignitoso!”; e quella frase che viene dalla croce “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso” - “Una bella compagnia davvero!”. E ci scandalizziamo del Vangelo che arriva a noi oggi attraverso questa parabola del Figliol Prodigo.

E scopriamo con stupore e dispetto che il centro della casa non è il regolamento, la legge, ma è il cuore del Padre. Allora riusciamo a capire che una formazione religiosa articolata sulla legge, sul regolamento, sforna certo dei praticanti, ma non dei figli, non degli innamorati, non dei cristiani; riusciamo a capire che chi rimane nella casa senza amore, quello è un disertore! Noi siamo rimasti, ma ci accorgiamo che sulla nostra coscienza tanta polvere di colpe si è depositata. E allora nel giorno del perdono, vogliamo insieme chiedere perdono al Signore recitando la litania o meglio l’esame di coscienza delle nostre colpe.

“Signore perdonaci! Perdonaci se abbiamo amato noi stessi più di Dio, se abbiamo cercato un Dio assicuratore, se abbiamo coltivato una fede consolatoria, se abbiamo pregato solo per abitudine. Signore perdonaci! Perdonaci se abbiamo vissuto con noia, se abbiamo disprezzato la fantasia, se abbiamo disincantato i giovani. Perdonaci Signore se abbiamo compatito gli innamorati, se abbiamo deriso i poeti, se abbiamo preferito l’utilità, se abbiamo trascurato la gratuità. Signore perdonaci se abbiamo idolatrato la forza, se abbiamo cercato la scaltrezza, se abbiamo confidato nella diplomazia, se abbiamo rincorso la carriera, se abbiamo adulato i potenti. Signore perdonaci se abbiamo trascurato i poveri, se abbiamo dimenticato i bisogni dei deboli, se ci siamo irritati per i disagi degli scioperi. Perdonaci, oh Signore, se abbiamo cercato di non fare politica, se non abbiamo votato per pigrizia, se abbiamo votato solo per tornaconto, se abbiamo preteso che tutti votassero come noi. Signore perdonaci se abbiamo presunto di dedurre ricette dalla fede, se abbiamo educato i figli al compromesso, se abbiamo insegnato a “saperci fare”, se abbiamo cercato di evitare fastidi, se abbiamo taciuto per viltà. Signore davvero devi perdonarci! Perdonaci se abbiamo parlato con leggerezza, se abbiamo amato la legge più della libertà, se abbiamo amato l’ordine più della creatività, se abbiamo amato il passato più del futuro. Signore perdonaci se abbiamo disprezzato la terra, se abbiamo disprezzato la carne, se abbiamo disprezzato il sesso, se abbiamo fatto l’amore senza amore, se abbiamo costruito una famiglia rifugio. Devi davvero perdonarci, Signore, con tutta l’ampiezza del tuo Amore! Perdonaci se abbiamo rifiutato la vita per egoismo, se abbiamo dato la vita con leggerezza, se abbiamo considerato i figli come nostro possesso, se abbiamo considerato i vecchi un peso. Perdonaci Signore se abbiamo confuso l’unità con l’uniformità, se abbiamo confuso la libertà con la licenza, se abbiamo confuso la Chiesa con un esercito, se ci siamo contati con compiacenza. Signore perdonaci se abbiamo presunto di salvare gli uomini con la legge, se abbiamo presunto di espandere la Chiesa con la forza, se abbiamo cercato appoggi politici, se abbiamo occultato colpe pubbliche per paura dello scandalo, se ci siamo scandalizzati delle denunce più che della colpa. Perdonaci Signore se non abbiamo ammesso la critica, se abbiamo creduto di possedere solo noi la verità, se abbiamo preteso di amministrare Dio, se abbiamo avuto paura della storia. Perdonaci Signore se abbiamo temuto il pluralismo, se abbiamo praticato la prassi del giusto mezzo, se abbiamo cercato di fare tutti uguale, se abbiamo temuto l’originalità. Oh Signore, davvero perdonaci se abbiamo temuto di essere troppo buoni, se abbiamo temuto di passare per sciocchi, se siamo stati sfuggenti, se abbiamo creduto di essere alla pari con Dio, se abbiamo rifiutato il tuo perdono. Oh Signore perdonaci! E ci accorgiamo di essere tutti Figli Prodighi. Signore, forse è un bene, se può salvarci dal rigore del figlio primogenito e farci oggetto solo della tua misericordia. Noi, oh Signore, siamo tutti Prodighi e può essere anche una fortuna se sappiamo riconoscere la gioia di essere perdonati da Te.

Guarda a quello che ti diciamo, ascolta. Non darci o Signore l’innocenza, serbala per i tuoi santi che sanno custodirla senza orgoglio. A noi, oh Signore, a noi la grazia del ritorno, a noi l’umiltà della contrizione, a noi il gaudio della riconoscenza. Che non ci dispiaccia mai aver bisogno del tuo perdono, ma ci dia gioia solo l’essere perdonati da Te, oh Signore!”. E così sia.

Don Enrico Vago

 

 

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