Testimoni Pensieri Omelie Articoli PodCast Riflettendo Firma


Ma lui credeva nelle ferite e si sfiorava, si toccava nel cuore con la mano nervosa, guardando le nuvole correre via impazienti da lì, da quel tetto sospeso sugli uomini.


Home
News
Newsletter
Parola di Dio

7 feb 2010

 

Up

 

PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

7 febbraio 2010
Concorezzo - santa messa ore 12

Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato.

il vangelo di oggi è la storia della chiamata di Matteo (Matteo che si dice anche Levi, Alfeo). Tutti i sinottici raccontano questo fatto, ma è bello andarlo a rileggere nel vangelo di Matteo perché allora non è soltanto una narrazione storica, è una narrazione autobiografica: cioè il vangelo di oggi non narra ciò che Gesù disse o fece un giorno a qualcuno, ma quello che disse e fece personalmente per lui, Matteo. E’ un pagina autobiografica: la storia dell’incontro con Cristo che cambia la sua vita. Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse “Seguimi”; ed egli si alzò e lo seguì.

Sono certo che tutti voi avete presente quel magnifico dipinto di Caravaggio (anche gli artisti ci aiutano a capire qualcosa del vangelo e della fede, eccome): il futuro apostolo è seduto a un tavolo; sopra di esso, oltre le monete, ci sono penna e calamaio, gli serviranno un giorno per un altro scopo (magari per scrivere il vangelo); una luce parte dal volto di Cristo, segue il movimento della sua mano e cade, illuminandoli, il volto di Matteo e degli altri, che sono seduti con lui al banco delle imposte; un modo suggestivo per dire che la chiamata esteriore è accompagnata da una luce interiore, senza questa del resto non si spiegherebbe la prontezza con cui Matteo si alza, lascia tutto e segue Cristo, senza bisogno di spiegazione alcuna. Il dialogo, quindi, invisibile tra Cristo e il futuro apostolo, è tutto affidato al gesto delle rispettive mani: quella di Cristo in piedi che si protende in direzione di Matteo, in segno però di elezione più che di comando, perché nessun indice è puntato su Matteo, ma solo la mano tesa. A questo gesto corrisponde la mano di Matteo che si porta la mano al petto come di chi si stupisce della scelta e dice “Ma io? Sei proprio sicuro che vuoi proprio me?” L’episodio, che viene ricordato in tutti i vangeli sinottici, ci porta ad un interesse particolare che è dovuto a quel che segue al movimento della chiamata: Matteo volle offrire un grande banchetto nella sua casa per congedarsi dai suoi ex colleghi di lavoro, pubblicani e peccatori. Immancabile la reazione dei farisei e la risposta di Gesù che dice “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia Io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

Carissimi fratelli e sorelle, il comportamento e la predicazione di Gesù sono, spesso, intenzionalmente provocatori nei confronti del perbenismo ufficiale del tempo, incarnato nella classe dirigente ebraica del suo tempo, composta di osservanti esigenti (i farisei), di intellettuali arroganti (gli scribi), del clero politicante (i sacerdoti) e di politici e magistrati corrotti (cioè gli anziani). Il suo uditorio è una collezione di casi considerati irrecuperabili dalla morale corrente del tempo: vediamo le prostitute, i peccatori, gli emarginati, i malati (gente che non conosce la gente) e i profeti che sprezzantemente vengono catalogati dai farisei.

Da questa cattiva compagnia, che Gesù senza citazione predilige e cura con amore, emerge la figura del pubblicano Matteo, odiatissimo rappresentante di una classe perennemente detestata perché gli esattori delle imposte erano infatti detestati così, un odio rafforzato in Israele a causa del significato che la tassazione rivestiva per un ebreo: essa era il segno visibile della oppressione imperialistica di Roma e della umiliazione politico-religiosa a cui era ridotta la nazione ebraica.

Gesù sceglie proprio questo personaggio dalla non limpida professione, lo sceglie per la sua comunità di discepoli. All’ovvia obiezione farisaica, Egli replica con un elementare proverbio popolare “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” e con una motivazione profonda, teologica, desunta dalla stessa Bibbia: si tratta infatti di un testo classico del profetismo. Se leggiamo i profeti, troviamo molto sovente questa attestazione, questa affermazione, anzi si può parlare di una tesi specifica nonostante dell’intera riflessione profetica. Ecco allora la formulazione preparata da Osea (Osea, quel profeta dell’ottavo secolo, noto per la sua drammatica esistenza familiare - un testo da leggere - che fa veramente venire i brividi), e del suo volumetto di oracoli, è estremamente lineare, perché il Signore vuole l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più dell’offerta. Un altro profeta, Samuele, aveva già ricordato Saul “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici come obbedisce alla voce del Signore? Ecco obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti”. Amos, altro profeta contemporaneo di Osea, malediceva con ironia, quasi blasfema, quel culto ipocrita dei grandi santuari di Betel e di Galgala. Isaia aggiungeva “Montoni, giovenchi, tori, vitelli, capri, incenso, sabati, feste, mani tese verso il cielo, sono la misera farsa (dice il grande Isaia) quando queste mani grondano sangue e dietro si sentiva la voce degli oppressi e degli orfani, delle vedove e dei poveri”. Parole di Isaia. E la lista dei testi polemici contro un culto che non è collegato alla vita e alla giustizia, potrebbe continuare in tanti altri profeti.

Certo, negare il culto non è una negazione assoluta, così da cancellare ogni forma di liturgia: è solo una negazione relativa, nel senso che si sforza di restituire al culto la sua funzione di nervatura dell’intera esistenza. Gesù stesso aveva detto del resto “Guai a voi, guai a voi farisei che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaccia, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre”. L’esigenza fondamentale quindi è posta da Gesù e dal profetismo, in questo raccordo inscindibile tra la fede e l’esistenza, tra il culto e la storia, per cui si impedisce alla religione di essere come un’isola sacrale, domenicale o, peggio, una sbiadita e alienante sopravvivenza magica. Paolo ai Romani scriveva così “Offrite i vostri corpi (i vostri corpi!) come sacrifico vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale”.

E allora ecco l’insegnamento semplice, ma profondo, che ci arriva nel cuore da questa pagina evangelica. Non è esatto quindi verificare la propria coscienza soltanto sulla base di abbondanti pratiche religiose, né misurare la propria religiosità e altrui soltanto sull’osservanza dei precetti del culto o anche sulla distribuzione dei sacramenti. La liturgia sarà centro coordinatore e fecondatore della ferialità quotidiana e settimanale però soltanto se ad essa sarà legata un rapporto di coerenza e di continuità; altrimenti, carissimi fratelli e sorelle, come dice Matteo nel suo vangelo, “Se tu stai presentando la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta là davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello, poi torna e presenta la tua offerta col capo pentito per il peccato tuo contro l’amore”.

E così sia.

 

 

Up
1 gen 2010
3 gen 2010
6 gen 2010
10 gen 2010
31 gen 2010
7 feb 2010
14 feb 2010
21 feb 2010
28 feb 2010
7 mar 2010
14 mar 2010
21 mar 2010
28 mar 2010
2 apr 2010
4 apr 2010
5 apr 2010
11 apr 2010
18 apr 2010
2 mag 2010
9 mag 2010
13 giu 2010
27 giu 2010
18 lug 2010
25 lug 2010
1 ago 2010
8 ago 2010
15 ago 2010
22 ago 2010
29 ago 2010
5 set 2010
19 set 2010
26 set 2010
10 ott 2010
17 ott 2010
30 ott 2010
1 nov 2010
8 nov 2010
14 nov 2010
21 nov 2010
28 nov 2010
8 dic 2010
12 dic 2010
19 dic 2010
25 dic 2010
Poesia di Natale
26 dic 2010

 

Pagine visitate

 

 

forum@parolebuone.it

Tutti i diritti sono riservati. Ogni plagio è perseguibile per legge

webmaster dsb